Prof. Carlo Marcelletti

Ci raccontiamo che il cardiochirurgo collabora in fase preoperatoria con il cardiologo pediatra, in sala operatoria si rapporta con l'anestesista e coordina l'intero gruppo di lavoro, nel postoperatorio si fa carico, in stretta collaborazione con il rianimatore intensivista, della conduzione del piccolo operato fino alla sua dimissione dalla terapia intensiva, infine, in reparto torna a lavorare al fianco del cardiologo e del neonatologo e cura il postoperatorio tardivo fino alla dimissione al domicilio. Nella realtà, quando il percorso diagnostico-terapeutico si complica, quando nulla appare chiaro e i pezzi del puzzle sono scomposti, impazziti, il cardiochirurgo è solo. Non c'è nessuno che riflette fino allo spasimo, fino a farsi male. Nessuno che si coltiva, che si spinge nella ricerca intensa e difficile, dolorosa e piacevole della verità. Percorrere questo sentiero virtuoso e l'unico modo che conosciamo per sentirci culturalmente vivi nella costante ricerca della verità.

Prof. Carlo F. Marcelletti

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Relazione a cura del Dott. Lucio Zannini e del Dott. Italo Borini
Traduzione dall’inglese a cura di Francesco Perrotta (Testo originale in inglese)
Copyright © 2007 – Federazione Italiana di Cardiologia
Ultima revisione: 26-10-2009

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Nel corso degli ultimi 20 anni, la cardiochirurgia pediatrica è stata caratterizzata da importanti cambiamenti, con una riduzione della mortalità operatoria e la possibilità di realizzare una correzione completa a un’età sempre più precoce, migliorando il risultato globale in questi pazienti ed evitando le procedure multiple

In questa relazione, si descrivono le tendenze attuali del trattamento chirurgico delle malformazioni cardiache. Analizziamo due gruppi di pazienti: nel primo gruppo (difetti del setto interatriale ed interventricolare, la tetralogia di Fallot, trasposizione dei grandi vasi, stenosi aortica e coartazione) le indicazioni sono ben consolidate e l’obiettivo attuale è rappresentato da una diminuzione del trauma chirurgico e della morbilità post-operatoria, con risultati stabili nel follow-up. Nel secondo gruppo (cuore univentricolare, atresia della polmonare con setto ventricolare intatto, doppia discordanza, condotto, sindrome del cuore sinistro ipoplasico), le lesioni sono ancora considerate complesse e sottoposte alla ricerca sperimentale e clinica, al fine di migliorare la storia post-chirurgica di queste cardiopatie.

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